Una regione, una denominazione, un territorio e dei vini con caratteristiche precise che in molti ci invidiano
Se ti dico Franciacorta, tu a cosa pensi?? Io di sicuro a un’eccellenza italiana, a una bollicina che adoro e che metto a confronto, e spesso preferisco, ad alcuni Champagne blasonati. Una parola che racchiude un mondo, un territorio, un consorzio, uno spumante (Metodo Classico) che ha tante declinazioni ma una caratteristica secondo me inconfondibile: l’eleganza. In occasione del Festival Franciacorta, che torna con i suoi appuntamenti itineranti ( il prossimo il 9 giugno 2025 con una tappa a Ravenna con 38 cantine in un grande banco d’assaggio e due seminari di degustazione, nelle sale del Museo MAR), ho deciso di approfondire un pochino questo prodotto meraviglioso, spiegarne tipologie, differenze e abbinamenti in modo semplice.
Intanto, parliamo di una zona collinare tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo, in Lombardia. La Franciacorta è una prestigiosa zona vinicola che comprende 19 comuni: Adro, Brescia, Capriolo, Cazzago San Martino, Cellatica, Coccaglio, Cologne, Corte Franca, Erbusco, Gussago, Iseo, Monticelli Brusati, Ome, Paderno Franciacorta, Paratico, Passirano, Provaglio d’Iseo, Rodengo Saiano e Rovato. Il Consorzio ha compiuto 35 anni, è nato per iniziativa di 29 produttori e oggi conta oltre 120 cantine e più di 200 soci. Parlando di uve per produrre questo spumante bisogna sapere che la superficie vitata della Franciacorta è soprattutto costituita da Chardonnay (79%), seguita da Pinot Nero (18,1%), Pintot Bianco (2,6%) e Erbamat (0,3%).

I produttori nel tempo hanno affinato tecniche, produzioni, redatto norme sempre più selettive e stringenti che garantiscano la qualità dei vini, infatti il disciplinare del Franciacorta è uno tra i più rigidi al mondo per questa categoria. Ci sono indicazioni precise su come devono essere i terreni, dalla posizione alla composizione, sulle tecniche di irrigazione, sulla raccolta, su vinificazione, affinamento, anche questo ben scandito a seconda del vino che si vuole produrre, e molto altro. Solo tre le tipologie di Franciacorta che vengono ammesse: “Franciacorta, “Franciacorta” Satèn e “Franciacorta” Rosé. Spiegando a grandi linee, potrei diresicuramente che il Franciacorta è fresco, armonico e sapido e si presta ad essere bevuto a tutto pasto; il Saten è più fruttato, sta molto bene con piatti leggeri e delicati, antipasti, verdure, primi non troppo conditi, mentre il Rosè è solitamente strutturato e sposa perfettamente piatti più saporiti.
Le tre tipologie si possono trovare anche in versione più complessa e raffinata, con periodi più lunghi di maturazione e affinamento, avremo quindi il Franciacorta Millesimato (quando un vino proviene almeno per l’85% da un’unica annata che è stata buona per qualità) e il Franciacorta Riserva.
Il periodo di affinamento sui lieviti è fondamentale e rigidamente regolato, ecco la durata minima prevista:
–“Franciacorta” 18 mesi
-“Franciacorta” Rosé e “Franciacorta” Satèn 24 mesi
-“Franciacorta” millesimato, “Franciacorta” Rosé millesimato, “Franciacorta” Satèn millesimato 30 mesi
-“Franciacorta” riserva, “Franciacorta” Rosé riserva, “Franciacorta” Satèn riserva 60 mesi
Parliamo di alcune caratteristiche richieste da ognuna di queste tipologie, che possiamo, facendoci caso, ritrovare nel bicchiere. Il Franciacorta DOCG per essere tale, tra le altre cose, deve essere ottenuto da uve Chardonnay e/o Pinot nero a cui possono aggiungersi uve di Pinot bianco – fino ad un massimo del 50% – e del vitigno Erbamat, fino ad un massimo del 10%. Per il Rosè, invece, Chardonnay fino a un massimo del 65% e Pinot nero per almeno il 35%. Possono concorrere alla produzione Pinot bianco – fino ad un massimo del 50% – e uve di Erbamat fino ad un massimo del 10%. Il “Franciacorta” Satèn deve infine essere ottenuto da uve Chardonnay, minimo 50% e si può usare Pinot bianco fino a un massimo del 50%.
Parlando di caratteristiche distintive, il Franciacorta ha una spuma fine e intensa, il colore va dal giallo paglierino al dorato e al naso è molto delicato ma allo stesso tempo complesso, facendo proprie le note della rifermentazione in bottiglia. Lo possiamo trovare in versione dosaggio zero, extra brut, brut, extra dry, sec e demi-sec (per le differenze vi rimando all’articolo specifico sul blog). Il Rosè anche ha una spuma fine e intensa, il colore naturalmente è il rosa, nelle sue varie intensità e al naso i sentori sono tipici del Pinot nero, lampone, ciliegia, spezie. Si produce in versione dosaggio zero, extra brut, brut, extra dry, sec e demi-sec. Infine il Satèn, giallo paglierino e caratterizzato dalla spuma cremosa (setosa), con profumi delicati e sapore armonico e cremoso, si trova solo in versione brut.
Qualche dato: il Franciacorta è amatissimo in Italia, nel 2024 sono state spedite 19,1 milioni di bottiglie, di cui il 12% all’estero. Il mercato nazionale è quello più importante in termini di volumi e negli ultimi 15 anni la crescita è stata importante, passando da 10,6 milioni di bottiglie a 16,8 milioni (lo scorso anno). Anche l’export però è aumentato del 130% in 15 anni: da un milione di bottiglie vendute fuori dai confini nazionali a 2,3 milioni. Tra i paesi che lo amano maggiormente, Svizzera (22,1% sul totale), Usa (12,6%), Giappone e Germania (10,8%). Un suggerimento: non c’è solo vino, l’intera regione vitivinicola merita di essere visitata e ci sono degli itinerari ad hoc proposti da alcuni tour operator e agenzia, (come Franciacorta Tour), specializzati in pacchetti e percorsi enogastronomici tra Franciacorta, Lago d’Iseo e Brescia, per offrire un viaggio tra eccellenze del territorio, arte, cultura, natura e sport.
E allora..



